ORANGE IS THE NEW BLACK IN SALSA VENEZIANA 1

Da circa un mese, dopo svariati consigli di amici e conoscenti e soprattutto sconsolati dalla televisione tedesca, abbiamo deciso di fare l’abbonamento a Netflix.
Siamo decisamente soddisfatti, sia per l’offerta per bambini, ma soprattutto bisogna riconoscere che la parte davvero da campione la fanno le serie.
Ne abbiamo scelte alcune da vedere e siamo caduti nella rete di “Orange is the new black” – Per chi ancora non la conoscesse OITNB (l’acronimo con cui la chiamano i numerosi fan!) è una serie americana nata nel 2013  e prodotta esclusivamente per Netflix che racconta le avventure di Piper Chapman, una giovane donna rampante che vive a New York che deve scontare un anno di detenzione in un carcere femminile per aver trafficato droga e soldi dieci anni prima. Il cuore della storia sono le vicende di Piper e delle altre detenute (donne bianche, afroamericane, latine, russe, etero, lesbiche e trans) nella loro routine carceraria cercando di affrontare i soprusi del sistema, le angherie delle guardie, ma anche con momenti d’amore, rabbia e molta ironia.Vedendo la serie mi sono venute alla mente le storie che mi racconta mia mamma… no mia mamma non è stata in carcere, ma ci va sempre una volta alla settimana perché è volontaria  al Carcere femminile della Giudecca a Venezia. Il carcere femminile di Venezia è una delle 5 case di reclusione femminili in Italia e si trova sulla’isola della Giudecca nella struttura che era antico convento.
Frequenta il carcere ormai da oltre 10 anni e mi ha raccontato tante storie di ragazze finite dentro per spaccio e traffico di droga, furti e sfruttamento della prostituzione… donne giovani e meno giovani, italiane, ma anche tante straniere dal sud america, dai paesi dell’europa dell’est e dall’Africa. Ci sono anche diverse rom e anche mamme con bambini piccoli.
Tutte le attività dei volontari sono possibili grazie alla Cooperativa Sociale Rio Terá dei Pensieri che opera sia nel carcere femminile che nel maschile di Venezia. La cooperativa, attiva da oltre 20 anni, offre attività lavorative in entrambe le carceri come laboratori di serigrafia e cosmetica (io stessa ho usato alche creme e gel da doccia e sono ottimi), e il fantastico Orto delle meraviglie, uno spazio di oltre seimila metri quadri ricavato dagli antichi orti e giardini del convento, dove  con il metodo dell’agricoltura biologica,  si producono circa quaranta tipi di ortaggi, frutta, fiori ed erbe selvatiche e aromatiche,  che vengono venduti settimanalmente allestendo un banchetto nella Fondamenta del Carcere, dove a vendere sono le stesse donne che li hanno coltivati. E’ da poco tempo che la cooperativa é riuscita a trovare uno sponsor d’eccezione: il rinomato artista americano Mark Bradford che,  in occasione della Biennale d’arte di quest’anno, ha avviato il Progetto Process Collettivo. Mark Bradford ha visitato personalmente i laboratori nelle carceri e ha pensato di avviare un processo, lungo 6 anni, che permettesse di avviare ed ampliare le opportunità formative e lavorative in carcere e sul territorio locale.Se tutto questo ha stimolato l’interesse, andate davvero a guardare il sito della Cooperativa. A sentire i racconti di mia mamma, hanno sempre bisogno di nuovi volontari, idee e anche donazioni. A proposito di donazioni, tra i vari laboratori c’è anche quello per la lavorazione del PVC riciclato che permette poi di realizzare bellissimi accessori con il brand le “Malefatte”: borse, portafogli, pochette e astucciCliccate qui, magari potreste acquistare online, o potreste scoprire di avere un rivenditore vicino a casa vostra!
Perché le storie di OITNB non sono solo oltre l’oceano, ma anche vicino a casa nostra e con un piccolo contributo potremmo dare davvero una mano per migliorare la situazione di tante donne, donne che davvero in questo caso sono tanto, ma proprio tanto incasinate!

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  1. Pingback: Quando la finzione incontra la realtà: Orange is the new black…a Venezia! – Rio Terà dei Pensieri

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